Patrimonio Documentario

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patrimonioPatrimonio documentario italiano

Data la complessità e la varietà del patrimonio documentario sul territorio, questa breve guida vuole dare alcune indicazioni di carattere generale, per meglio comprendere gli estremi cronologici di una ricerca Genealogica (per i dettagli si rimanda al singolo progetto di ricerca).
Il patrimonio documentario italiano è suddiviso sostanzialmente tra gli archivi Ecclesiastici (archivi diocesani e parrocchiali) e gli archivi Statali (Archivi di Stato, Archivi Storici Comunali ed Uffici di Stato Civile).

Archivi Ecclesiastici

Gli archivi utilizzati più in assoluto per tracciare un albero Genealogico sono senza dubbio quelli parrocchiali, i quali conservano i “quinque libri”, ovvero i registri in cui i parroci annotavano i battesimi, le cresime, i matrimoni e le morti dei parrocchiani a cui spesso si aggiungevano gli “stati delle anime¹”. Tali registri iniziano ad essere obbligatori subito dopo il termine del Concilio di Trento² (1563) ed iniziano a comparire nelle parrocchie più antiche, a seconda del momento in cui il parroco recepiva tale obbligo o dal momento in cui la Parrocchia veniva istituita. In alcuni casi, per la solerzia del parroco di allora, qualche archivio conserva registri che iniziano anche decenni prima del 1563.

Negli archivi parrocchiali sono conservate anche le anagrafi austriache, ovvero i registri di Stato Civile (nascite, matrimoni e morti) ed erano competenza del parroco. In questi registri (presenti solo nel di allora territorio del Regno Lombardo-Veneto) ci sono indicazioni supplementari, difficilmente presenti in quelli Canonici e coprono un periodo che va dal 1815 al 1871 circa.

I registri entro gli ultimi 70 anni, non sono consultabili (legge sulla privacy³).

I registri sono conservati quasi sempre dal parroco, in loco, ma alcune Curie danno la possibilità di poterli depositare presso gli archivi diocesani (certamente più organizzati). Quest’ultimi potrebbero anche conservare copie parziali (cartaceo) o copie totali (su microfilm e/o su supporto digitale) dei suddetti registri, oltre a conservare altra documentazione antica.

La consulta negli archivi Ecclesiastici è disciplinata da un regolamento⁴ approvato dalla CEI nel 1995, anche se in realtà poi tale regolamento, ad oggi, non è mai stato recepito come obbligatorio e quindi ratificato in modo diverso da ogni Curia, oltre ad essere quasi sempre ignorato dai singoli parroci. Questo atteggiamento può quindi comportare tempistiche molto diverse per la ricerca, a seconda del parroco, dell’archivio diocesano o della Curia di turno, passando da situazioni in cui si riscontrano gentilezza e organizzazione , fino all’ostracismo più totale.

Sebbene non sia previsto in alcun modo il pagamento di un corrispettivo per la consulta negli archivi Ecclesiastici, alcuni archivi diocesani fanno pagare una tariffa oraria (oltre ad una tariffa per la copia o la riproduzione degli atti). In caso in cui la ricerca venga fatta direttamente nell’archivio parrocchiale, il sottoscritto ritiene opportuno lasciare sempre un’offerta al parroco, commisurata al tempo della ricerca stessa.

Archivi Statali

Altra documentazione utile alla ricerca Genealogica è conservata presso gli Archivi Statali di cui sopra. Tale documentazione è spesso complementare ma in alcuni casi necessaria e si compone di:

atti Notarili (ivi compresi i testamenti). Generalmente dal 1300 a fine 1800, presso gli archivi di Stato;

atti di Stato Civile Napoleonico (nascite, matrimoni e morti). Generalmente dal 1806 al 1815, presso gli archivi di Stato;

Atti di Stato Civile del Regno d’Italia (nascite, matrimoni e morti). Generalmente dal 1866-1871 fino ad oggi (gli ultimi 70 anni sono tutelati dalla legge sulla privacy)⁵, presso gli archivi di Stato, gli archivi storici Comunali e gli Uffici di Stato Civile (quest’ultimi non liberamente consultabili⁶);

Atti Militari – Liste di Leva e Ruoli Matricolari (generalmente dal 1840 fino agli ultimi settant’anni⁵), presso gli archivi di Stato;

In alcuni casi potrebbero essere utili anche i Censi Stabili dei Catasti (napoleonico, austriaco e austro-italiano). Generalmente dal 1807 al 1852, presso gli archivi di Stato e altri documenti , quali atti amministrativi, estimi e mappe.
I suddetti archivi sono disciplinati da diverse leggi specifiche, le quali regolamentano obblighi e diritti.
Non è previsto il pagamento di un corrispettivo per la consulta ma solamente in caso di riproduzione o certificazione del documento (o dei documenti).

¹ Registro in cui il parroco annotava i nomi, l’età (spesso con le date) dei membri della famiglia e il nome del luogo in cui era posta la casa (soprattutto durante il periodo delle benedizioni).
² http://it.wikipedia.org/wiki/Concilio_di_Trento
³ Art. 8, “Schema tipo di Regolamento degli Archivi ecclesiastici italiani” CEI 27-30 marzo 1995
⁴ “Schema tipo di Regolamento degli Archivi ecclesiastici italiani” CEI 27-30 marzo 1995
⁵Art. 177, comma 3, Decreto Legislativo 196/2003 e art, 107 del Decreto Legislativo n. 490 del 29 ottobre 1999
⁶ Art.37 del DPR 223/1989